confessioni di una mente debole

non volevo augurarli semplicemente di morire, senza prima aver provato a difenderlo. fausto bertinotti si confessa in un’intervista a repubblica.

bertinottidice: [...]“Quando vivevo a Torino, nei quindici anni di sindacato, mai una volta mi sono trovato a tavola con i padroni. Gli Agnelli erano lì, noi qui. Cambiata città, e cambiato ruolo, ho ceduto alla curiosità, all’intrigo. A capire, conoscere, promuovere un diverso punto di vista.

e bisogna fare uno sforzo ma apprezzare la sua sincerità, avrebbe potuto mentire dicendoci che i problemi degli operai gli stavano a cuore, che si sentiva vicino alla classe operaia e che aveva ancora senso una lotta di classe, invece no. prende il coraggio a due mani e ci dice che gli operai si bevevano qualsiasi cagata egli dicesse, pure marx contaminato dalle lettere di san paolo, nei comizi. dice che erano così abituati alle sue “stranezze” da perdonarle pure il bacia mano alla marini, dice che sono stati così gentili da non avergliela fatta mai pagare, e forse qui fausto non sei totalmente sincero. se c’è una cosa che non ti si è mai perdonata è stata proprio la frequentazione dei salotti romani. che sicuramente per lui erano più divertenti e meno noiose di alcune “interminabili riunioni di partito” e quanto è sincero pure qua bertinotti fausto. una sincerità che è stato il suo forte e che i militanti di sinistra hanno sempre apprezzato, per questo pure loro con altrettanta sincerità l’hanno mandato affangulo quando si è ripresentata l’occasione di voto. ma bertinotti fausto non da a vedere che gli è dispiaciuto perdere il potere, no, ammette di essere un uomo del secolo passato, ecco non c’è nemmeno bisogno di augurargliela sta’ morte.

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