a lezione d’inglese con Johnny Cash

Tra le diverse attività intraprese, e mai portate a compimento, c’è lo studio dell’inglese.

Il mio pessimo e personale rapporto con la lingua anglossassone inizia alle medie.

Il voto che prendevo con più regolarità – una sorta di coerenza nell’applicazione allo studio – era scarso.

Mi sono ripresa dal pessimo rapporto con questa astruso e complicato idioma, che si pronuncia in modo diverso da come si scrive, solo all’Università. Poi, dato l’esame, ho smesso di studiarlo.

Ma veniamo a oggi.

Trovo che Johnny Cash avesse una pronuncia limpida. Ascoltando i suoi pezzi, riesco a distinguere bene le parole. Quindi, ho deciso: ripasserò l’inglese con le sue canzoni. Certo,al posto di esempi di vita quotidiana, fatta di penne sul tavolo o gatti alla finestra, o pomodori più economici del latte (?), il mio inglese sarà fatto di immagini – un po’ inconsuete, nei testi scolastici – sul bruciare nelle fiamme dell’inferno viva, attraversando l’oscurità, per finire in carcere.

Per fare pratica, al caffè, dovrò parlare di quella volta che son saltata giù da un treno ma, per fortuna, non sono morta. O di quella volta che ho fatto la boscaiola, o che sono stata una pluriomicida. Alle colleghe di lavoro chiederò se per loro l’amore è come un cerchio di fuoco.

Thank you, Johnny!

Comunque la seconda scelta era Margaret Thatcher.

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